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Non sono brava a scrivere di me, non so mai cosa dire e ce ne sarebbero di cose da raccontare!
Ma quando mi metto al computer e penso a me stessa, si crea un vortice spazio-temporale che mi fa scivolare negli anni, così, dopo due ore di contemplazione dello schermo vuoto, spengo il pc sconfitta dalla mia stessa biografia.
C’è però una cosa che da tempo vorrei raccontare di me, del mio essere zebra (“devi sentirti Zebra” cit. leggermente modificata de Gli Aristogatti), ma soprattutto di quello che nel tempo è diventato il mio blog.
Ho chiamato il mio spazio on line “unazebrapois” perché allora (2009) non avevo le idee molto chiare. Avevo scoperto l’esistenza dei foodblog solo due settimane prima e non credevo (stento a farlo a tutt’oggi) che avrei resistito tanto a lungo.
Non sono di quelle che: “già a 7 mesi avevo il mestolo in mano e a 1 anno ho cotto i miei primi macaròn”. 
Nei primi tempi c’è stata la scoperta della cucina, il mio approccio è stato “scientifico”, non cucinavo: facevo esperimenti, e siccome non ero (né sono tutt’ora) precisa e puntigliosa, erano più le volte che buttavo tutto di quelle in cui ero soddisfatta del risultato.
Poi, piano piano, ho affinato il mio gusto per gli altri blog, quelli che frequentavo, che leggevo assiduamente, quelli dalle foto perfette, bellissime, che guardavo e riguardavo per ore.
Da lì ho cominciato ad interessarmi di più al lato artistico, ho cercato di migliorare le mie foto, ho provato a preparare piatti scenografici, mi sono attrezzata con macchina, sfondi, tovagliette, piatti e piattini, una montagna di ammeniccoli o “props”, per dirla in una parola.
Ed ora sono arrivata al punto in cui non cucino e poi fotografo, ma penso prima a cosa vorrei fotografare e poi lo cucino, cercando di ricreare l’atmosfera che trasmette quel determinato piatto.
Quindi, se proverete a rifare le mie ricette, non assaggiatele solo con le papille gustative ma lasciatevi avvolgere dall'atmosfera che portano con sé: una crêpes non è una crespella, è la Francia ed il beef pie non è solo un pasticcio di carne, ma ha tutta l’Inghilterra dentro.
Ogni immagine che scatto è un istante, un’emozione che ho vissuto, un pensiero, un ricordo.
Così sono io: non riesco a descrivermi in un aggettivo, a catturarvi con due frasi su di me. Non saprei cosa dire, così, su due piedi, ma se avete voglia venite a conoscermi ricetta dopo ricetta!

Chi meglio di loro riesce a descrivermi?

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